Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 24 Febbraio, 2026
Nome: 
Andrea Casu

A.C. 1928-A/R

Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, intervenire oggi non può che partire con un pensiero - dopo quattro anni di invasione criminale dell'Ucraina - al popolo ucraino, alle indicibili sofferenze che sta vivendo, alla resistenza eroica che sta portando avanti, alla necessità di riuscire a ricordare sempre quelle che sono le ragioni della giustizia, della verità e della democrazia, in quest'Aula, nel Parlamento italiano e in ogni luogo del mondo.

Quindi, io partendo da questo, però, voglio anche aggiungere un pensiero positivo in questa giornata, un pensiero positivo per i nostri lavori, per il lavoro parlamentare, e voglio anch'io partire dai ringraziamenti nei confronti di tutta la Commissione trasporti, nei confronti del presidente Deidda, di tutti gli uffici della Commissione e dei funzionari della Camera, del relatore, il collega Amich, e dei colleghi che avevano costruito le proposte da cui siamo partiti in questo lavoro di costruzione della legge delega, quindi la collega Pastorella, il collega Iaria, il collega Centemero, che abbiamo appena ascoltato, e la Presidente Ascani. Voglio ringraziare tutti i parlamentari che hanno lavorato a questo percorso, perché penso che oggi, seppure in un ritardo colpevole, stiamo arrivando a definire un punto di partenza importante di questo percorso.

Ci eravamo già trovati in discussione generale ad agosto, avevamo avuto modo di confrontarci a settembre e poi, purtroppo, per molti mesi abbiamo dovuto cercare di creare le condizioni politiche per arrivare all'approvazione di questo testo. Io devo dire che alcuni aspetti della nostra proposta sono recepiti in questo testo e per questo noi l'abbiamo votato, lo sosterremo e lo voteremo anche in Aula. In particolare, sulla scelta dei luoghi noi pensiamo che si debba avere grande attenzione nei confronti di quello che deve essere lo sviluppo dei data center sul nostro territorio. Abbiamo chiesto e invocato che ci sia uno sviluppo lineare che possa consentire a tutto il territorio nazionale di essere coinvolto, naturalmente partendo dalle esperienze molto positive avviate soprattutto in Lombardia, a Milano, ma anche coinvolgendo altri poli, altri territori, garantendo uno sviluppo territoriale su tutto il territorio nazionale. Soprattutto, c'è la qualità degli spazi. Noi dobbiamo far sì che non sia l'occasione per invadere, per aggredire nuovo suolo, ma per valorizzare quelle che sono le aree dismesse, il brownfield, quei luoghi dove oggi c'è la possibilità di investire dentro questa rivoluzione, dentro questi cambiamenti.

Per farlo, però, bisogna avere il coraggio di svolgere una funzione politica. Questo, quindi, è il senso del fare una legge, questo è il senso di cercare di costruire le condizioni per farla insieme e questo è il senso per cui noi abbiamo chiesto al Governo di partire dal Parlamento e non dai decreti per cercare di portare avanti la discussione, perché sui data center si gioca una partita politica importante, globale, ma anche tremendamente territoriale. Noi dobbiamo impedire che i data center diventino cattedrali nel deserto, che siano gestiti da remoto da qualche altra parte, che siano degli spazi di colonizzazione del nostro territorio. Devono, invece, diventare fucine di innovazione, fucine di innovazione aperte al territorio, aperte a quella che può essere tutta quell'elaborazione culturale, scientifica, economica e sociale che può partire dalle nuove opportunità che i data center possono portare, ma per fare questo è chiaro che ci deve essere un disegno, una regia pubblica nelle scelte strategiche che si stanno facendo. Ad esempio, noi siamo riusciti, grazie alle modifiche che sono intercorse, a ottenere un principio che riteniamo fondamentale, cioè il fatto di rivolgerci non solamente alle nuove strutture, ai nuovi progetti, ai grandi progetti, ma di coinvolgere pienamente quelle che sono le strutture esistenti, cioè chi ha fatto grandissimi sacrifici in questi anni per riuscire, comunque, a realizzare dei data center anche se non esisteva nemmeno il codice Ateco che poteva rappresentare questo tipo di esperienza e chi si è scontrato con una burocrazia che non era in grado di valorizzare quelli che erano gli investimenti necessari.

Da questo punto di vista pensiamo che si possa e si debba fare di più perché, vedete, nei cambiamenti che stiamo attraversando e nella discussione politica quando si parla di data center si parla anche di molto altro. Si parla, ad esempio, del futuro del mercato immobiliare. Lo stiamo vedendo nei flussi che ci sono negli Stati Uniti. Il mercato immobiliare dipende da quelle che sono le politiche di sviluppo sui data center. Parliamo del mercato energetico, ma quando parliamo del mercato energetico parliamo anche del costo delle bollette per i cittadini e non solamente per i data center, di quello che è l'orizzonte che vogliamo dare. Se oggi perfino gli Stati Uniti stanno aprendo una riflessione su come evitare che l'impatto dell'innovazione legato all'intelligenza artificiale venga pagato dalla tasca dei cittadini con l'aumento del costo delle bollette, è chiaro che noi questo riferimento lo dobbiamo fare.

È chiaro che l'azione del Governo, che è intervenuta con il decreto Bollette, pone degli interrogativi che noi abbiamo già posto, che abbiamo in parte ascoltato in quest'Aula e che continueremo a fare. Noi non abbiamo ben capito per questa autorizzazione unica, che è stata inserita nel decreto, quali procedure siano incluse, da quando partono i 10 mesi, la verifica di tutti i documenti richiesti e quale modulistica utilizzare. Su questi punti e su questi passaggi continueremo a fare domande. Noi pensiamo che si debba avere un'azione trasparente su questi temi, coinvolgendo tutti i soggetti del settore, facendo in modo che possa essere veramente una sfida collettiva, però nel farlo pensiamo che partire con questo percorso possa essere comunque il modo per mettere in ordine alcuni princìpi e alcuni criteri.

Noi chiaramente ci battiamo e ci batteremo perché l'Italia difenda l'interesse nazionale. L'abbiamo detto con grande forza anche in quest'Aula: noi vogliamo evitare che i data center possano essere i porti franchi delle nuove compagnie delle Indie. Pensiamo, invece, che possano rappresentare per l'Italia un'opportunità, anche per accettare la sfida del cambiamento, per poter svolgere quella funzione di scoperta, di costruzione delle nuove rotte del futuro che, in parte, in passato avevamo svolto con le Repubbliche marinare e in altre pagine felici della nostra storia.

Noi non immaginiamo per l'Italia un futuro di colonia. Noi immaginiamo per l'Italia un futuro di scoperta e dentro questa scoperta dobbiamo tenere insieme l'investimento nazionale con la capacità della costruzione anche di un progetto che guarda al futuro. Da questo punto di vista, poco tempo fa il Presidente Macron in Francia ha pubblicato una classifica che, secondo me, deve essere un monito per l'azione del Governo e per l'azione del Parlamento: gli investimenti per data center in Francia vedono la Francia guidare la classifica mondiale con 69 miliardi di dollari, superando gli Stati Uniti con 29, la Corea del Sud con 21, il Brasile con 10, la Spagna e la Thailandia con 9, l'India con 7 e l'Italia con 5.

Si parla di investimenti internazionali perché, alla fine, scegliere di fare una politica nazionale che mette nel cuore l'investimento sull'innovazione, un'idea matura europea e italiana di sovranità tecnologica, di indipendenza tecnologica, intesa non come autarchia, ma come capacità, anche in autonomia, di costruire i propri percorsi, ha un doppio vantaggio: da un lato, ci permette di proteggere quello che è il nostro interesse nazionale, quella che è la sicurezza dei nostri dati, quella che è la nostra capacità anche di esistere in questa nuova dimensione di cambiamento, ma al tempo stesso ci consente di attrarre investimenti e di attrarre investimenti facendolo a testa alta.

È per questo che la direzione del mercato unico europeo dell'innovazione, indicata dal Rapporto Letta e dal Rapporto Draghi, è una direzione che anche il nostro Paese deve guardare con coraggio, ma con l'ambizione di esserne protagonista e non di essere Paese trainato da questi cambiamenti, ma di essere capace di svolgere un ruolo da protagonista. Per questo noi nell'ordine del giorno, che è stato approvato e che pensiamo possa rappresentare un ulteriore stimolo per l'azione del Governo, poniamo il tema della natura del consumo dell'energia di questi data center, di come in Europa si debba affrontare il tema anche della dimensione energivora di questi soggetti, delle questioni legate alle premialità che devono essere immaginate, dello strumento dell'edge cloud come ulteriore opportunità e poi soprattutto la questione strategica del cloud sovrano per quanto riguarda la condivisione di dati.

Nel concludere questo intervento, voglio dire che oggi, come Partito Democratico, rivolgeremo il nostro voto favorevole, ma noi vorremmo poter costruire in Parlamento un clima per cui sulle grandi questioni dobbiamo avere la schiena dritta e dobbiamo guardare a testa alta al futuro. Ci sono le grandi questioni dell'innovazione e dei data center, le grandi questioni economiche e pensiamo all'effetto dei dazi, le grandi questioni strategiche e pensiamo all'intelligenza artificiale, al futuro quantistico e al satellitare. Sarebbe fondamentale che il Parlamento non si dividesse fra chi difende l'interesse nazionale e chi si piega agli interessi di qualcun altro, ma fosse unito e compatto, come siamo stati oggi, per cercare di fare grandi, anche nel presente e nel futuro, l'Italia e l'Europa nel mondo.